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LE ORIGINI

La Cassa di Risparmio di Asti nasce il 25 gennaio 1842, grazie all’interessamento e all’azione congiunti dell’Intendente per la provincia di Asti, Serra, e del Vescovo di Asti, monsignor Filippo Artico, per rispondere alle accresciute esigenze di credito che non possono più essere soddisfatte dalle attività del Monte di pietà e dei banchi di prestito ebraici.

Il fondo di dotazione iniziale era di 10mila lire, suddivise in duecento azioni da 50 lire ciascuna.

Il regolamento afferma che la neonata Cassa di Risparmio e di previdenza “intende raccogliere a far fruttare i risparmi delle persone laboriose e delle classi meno agiate della Provincia”. Un’istituzione filantropica tesa a infondere nelle classi sociali meno agiate “l’amore al lavoro e quello spirito di previdenza cotanto necessario pel maggiore bene della società”.

A due anni dalla fondazione, la Cassa di Risparmio di Asti apre i suoi primi uffici (due camere all’ultimo piano del Municipio) mercoledì 3 gennaio 1844, il primo giorno di mercato dell’anno.

Regole rigide intendono tutelare i risparmiatori, anche da possibili azioni speculative. Il denaro dei depositi può essere investito per finanziare mutui a privati e a enti morali con un tetto massimo di 500 lire oppure essere utilizzato “in acquisto di crediti di impresari verso Enti pubblici”. Una parte degli utili va a incrementare il fondo di dotazione e una parte il fondo di riserva.

Scudo d’oro, Carlo Duca d’Orléans, Collezione Fondazione Cassa di Risparmio di Asti

cassa di risparmio di asti e comune

Più che le cicliche e frequenti crisi economiche del periodo, pesano sull’attività e sul lento sviluppo della Cassa le complesse vicende politico militari risorgimentali che generano insicurezza nel pubblico dei risparmiatori.

 

Sono di quegli anni alcune significative modifiche statutarie: nel testo approvato con Regio Decreto il 6 giugno 1867 viene elevato il credito dei depositanti fino a 10mila lire e “si autorizzano investimenti anche in acquisto di buoni del tesoro, anticipazioni su deposito di fondi pubblici, in mutui cambiati e in depositi presso stabilimenti bancari di indiscussa solidità”.

 

Tra il 1867 e il 1873 la Cassa di Risparmio di Asti affianca il Comune nell’emissione di biglietti fiduciari per un valore complessivo di 400mila lire con cui far fronte alla crisi nel settore del piccolo commercio, confermando e consolidando il proprio rapporto privilegiato con le istituzioni pubbliche e la propria attenzione per gli investimenti nei progetti di sviluppo del territorio.

 

Con il nuovo Statuto, approvato con Regio Decreto nell’ottobre 1886, la Cassa di Risparmio di Asti viene eretta a Ente morale.

 

Ragioni logistiche e di prestigio rendono urgente nel volgere di fine secolo l’esigenza di dare alla Cassa una nuova collocazione più consona al nuovo ruolo. La nuova sede, costruita ad hoc nell’area compresa tra piazza Roma, corso Alfieri e via Ottolenghi, viene inaugurata l’8 maggio 1894 ed è ampia moderna e funzionale; i 7 dipendenti vengono accolti all’ingresso dal prezioso logo della Cassa di Risparmio di Asti, un’ape simbolo dell’operosità dei piccoli risparmiatori e delle finalità di bene collettivo come attesta anche lo stanziamento di una somma per l’apertura di un nuovo reparto dell’Ospedale civile.

Banconote da una lira e da due lire, fronte e retro, 1869, Collezione Banca C.R. Asti

Il Novecento

Con l’inizio del Novecento, la Cassa di Risparmio di Asti, superata brillantemente la crisi del periodo 1892-1893, prosegue la propria azione di investimenti a scopi benefici: nel 1901 finanzia la nascita della pia fondazione Umberto I (a sostegno dei malati poveri dimessi dall’Ospedale civile) e negli anni successivi devolve considerevoli somme a favore dell’educazione fisica della gioventù, della costruzione di lavatoi pubblici, di opere di fognatura e di igiene pubblica della città.
Nel 1906, la Cassa di Risparmio di Asti, attenta allo sviluppo industriale che si sta avviando nell’Astigiano, aderisce alla sollecitazione dell’amministrazione Comunale e stanzia un contributo di 100mila lire per le spese di costruzione della Way Assauto, che diviene in pochi anni l’industria più importante per numero di addetti dell’intera provincia, simbolo di un potenziale grande decollo industriale della città.

Nello stesso anno, lo statuto viene sottoposto a nuove modifiche che fanno sì che negli investimenti trovino più spazio i finanziamenti a favore delle aziende agricole del circondario e per la costruzione e il risanamento di case operaie così come l’attenzione per lo sviluppo di nuove industrie locali. Vengono inoltre attivati nuovi servizi come i depositi a custodia, le cassette di sicurezza, l’incasso e la vendita e l’acquisto di titoli per conto terzi.

Alla vigilia della prima guerra mondiale la Cassa si presenta come un’istituzione consolidata che può contare su una diffusa fiducia da parte della classe dirigente locale e dei risparmiatori. Con l’ingresso in guerra la Cassa destina il 30% delle somme elargite annualmente in beneficenza per la gestione dell’emergenza.

Uno dei primi esemplari di libretto di risparmio, Asti, Archivio Storico della Banca C.R. Asti

il primo dopo-guerra
Nell’immediato dopo-guerra numerose banche astigiane furono costrette a chiudere i battenti e nel 1932 la Cassa di Risparmio di Asti assorbì la Banca Astese. Prosegue in quegli anni l’attività benefica dell’istituto cittadino a sostegno delle opere di pubblica utilità, delle scuole professionali, dell’agricoltura (facilitando la nascita della Stazione Enologica di Asti e la costituzione di una cantina sociale) grazie anche all’afflusso dei risparmi provenienti dagli astigiani e dai monferrini emigrati. Anche Asti risente degli effetti della crisi del ’29. Nel periodo fascista, seguendo le categoriche indicazioni del regime, la Cassa di Risparmio erogò molto denaro a sostegno dell’industria, delle opere pubbliche, delle esigenze di credito dell’agricoltura, ma anche per l’istituzione delle colonie marine e montane, per il dopolavoro e per tutte le attività sportive. In quegli anni si cercò di infondere nei bambini l’idea del risparmio cui venivano donati dei salvadanai: quando erano pieni si andava in banca a depositare la somma raccolta in un libretto di risparmio. Sabato 30 marzo 1935 viene istituita la Provincia di Asti. Sono gli anni della follia dell’impero, della farsa dell’autarchia, della vergogna dell’antisemitismo. Nel 1939 si ha notizia di un’iniziativa singolare: la Cassa di Risparmio di Asti eroga speciali prestiti sulle uova anticipando denaro dietro pegno di migliaia di uova che venivano custodi in magazzini frigoriferi trasformandosi in una riserva alimentare dal valore inestimabile.

I quaderni del Risparmio

1940: alla cassa entrano le prime donne
Nel 1940 scoppia la guerra: conseguenza della carenza di uomini e delle esigenze dell’economia di guerra, alla Cassa entrano le prime donne. Si dovrà arrivare alla metà degli anni Sessanta prima che venga bandito un concorso aperto anche al gentil sesso. Dopo la disfatta del regime fascista, la resistenza, il caos del periodo repubblichino, torna la pace. La Cassa affronta il periodo della ricostruzione ricevendo in eredità il Monte di Credito su Pegno di via XX settembre, dove si consumava il dramma della gente più povera. Nell’assorbire il Monte, il consiglio di amministrazione decise la restituzione di tutti i pegni accordando la remissione dei prestiti contratti. Nel secondo dopo guerra, caratterizzato dai primi segnali di rinascita industriale cui si contrappone la crisi delle campagne e il conseguente abbandono da parte di chi vede nel posto in fabbrica un’ancora di salvezza, la Cassa di Risparmio di Asti rimane accanto alla popolazione attraverso prestiti e contributi. Dal 1946 vengono aperte numerose filiale nei paesi del Monferrato e la prima Agenzia di città; l’anno seguente si ha l’inaugurazione della seconda agenzia di città. Negli anni successivi, i segnali di ripresa dell’economia astigiana sono concreti, tanto nel settore industriale che in quello agricolo e ciò ha effetti benefici anche sull’attività bancaria. Nel 1970 i mutui a medio e lungo credito concessi dalla Banca raggiungono i 14miliardi, i depositi a risparmio sfiorano i 117miliardi con un aumento del 13,5% sul 1969.
Aprile 1971: la Cassa di Risparmio di asti acquista la banca bruno

Un evento degno di nota si ha il 26 aprile 1971, quando la Banca d’Italia autorizza, con lettera n. 1290, all’acquisto delle restanti 8mila azioni della Banca Agraria Bruno & C. S.p.A e alla stipula dell’atto notarile di fusione per incorporazione che avrà luogo il 1 luglio 1971:  l’incorporazione consente un ampliamento delle attività e la possibilità di allargare la quota di mercato e rafforzare la propria posizione. Al termine dell’operazione il Dott. Romolo Bruno viene nominato Consigliere Onorario della Cassa di Risparmio di Asti, quale riconoscimento delle benemerenze acquisite nel settore del credito e della proficua attività svolta dalla Banca Agraria in quasi mezzo secolo di vita.

La sede di piazza Roma, inaugurata nel 1894, inizia a presentare problemi di funzionalità rendendo indispensabili lavori di ristrutturazione continui. Nel 1979 con l’acquisto dei fabbricati Armandi, in pieno centro storico, prenderà le mosse l’ambizioso progetto di riunire in un unico complesso tutti gli uffici dell’istituto. Tra la metà degli anni Settanta e l’inizio degli anni Novanta si assiste a una repentina evoluzione dei costumi, un’evoluzione che ha contribuito a mutare il rapporto tra gli individui, a modificare l’atteggiamento verso il lavoro e il tempo libero, ad attenuare le disparità tra città e campagna. Evolve anche il rapporto tra la Cassa di Risparmio di Asti e il suo crescente pubblico di clienti, attivi e passivi. Tra il 1988 e il 1991 i depositi diretti sono aumentati del 25% e gli utili netti sono passati da 5.116 milioni a 19.585 milioni di lire. È cresciuto anche il numero degli sportelli aperti: la Cassa di Risparmio ha raggiunto la grande periferia torinese e si è installata ad Alba. I dipendenti sono passati dai 4 iniziali ai 16 del 1906 a agli oltre 600 dell’inizio degli anni Novanta. L’automazione si è affermata con rapidità e sotto il profilo operativo e gestionale la Banca è stata totalmente rivoluzionata.

Rocco Porcio, Progetto di Casa Ricci, attuale sede della Banca C.R. Asti, 1867, Asti, Archivio Storico del Comune

luglio 1992: nasce la cassa di risparmio di asti s.p.a.
Il 13 luglio 1992 è una data storica per la Banca astigiana: si costituisce la Cassa di Risparmio di Asti S.p.A. attraverso il conferimento dell’azienda bancaria da parte dell’Ente creditizio Cassa di Risparmio di Asti che ha assunto la nuova denominazione di Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che svolge la propria attività istituzionale con iniziative rivolte ad Asti e alla sua provincia in diversi settori tra cui quello della Ricerca Scientifica, dell’Arte, della Sanità, dell’Istruzione. Nel 1996 la Banca apre il proprio capitale ai privati attraverso un’operazione di aumento di capitale ed emissione di obbligazioni convertibili offerte in pubblica sottoscrizione. Oggi conta circa 9 mila soci; gli azionisti di riferimento sono la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti che detiene il 51,38% del capitale e, dal mese di ottobre del 2004, la Banca Popolare di Legnano, oggi Banca Popolare di Milano, che ha acquistato il 20% del capitale.
Duemila: la Cassa di Risparmio di Asti on-line

Nel corso del primo decennio del Duemila, la Banca ha rafforzato la propria rete di vendita sia mediante l’ampliamento della Rete Territoriale sia con il potenziamento della Rete Imprese deputata a curare la gestione del rapporto bancario con le aziende.

La Cassa di Risparmio di Asti affronta la sfida delle nuove “banche on line” offrendo alla propria clientela nuovi servizi in linea con le richieste del mercato pur mantenendo la forte connotazione di Banca di relazione interpersonale. Il cliente che accede ai servizi on line ottiene un nuovo modo di dialogare con la Banca più immediato, sempre attivo e autonomo: aumentano le “porte di accesso” alla Banca e si dilatano gli orari e i giorni a disposizione della clientela. Ma la Banca resta comunque sempre accanto al cliente con lo sportello, il telefono oppure direttamente sul posto a casa sua.

Una delle prime homepage della Cassa di Risparmio

l'aumento di capitale del 2008

Nel 2008 la Banca indice un’operazione di aumento di capitale con l’obiettivo di incrementare la capacità patrimoniale per assicurare un’adeguata dotazione di mezzi propri, dando robustezza alle prospettive strategiche della Cassa di Risparmio di Asti.  In particolare, il rafforzamento patrimoniale è funzionale al sostegno dell’espansione della Rete Territoriale di filiali, al rafforzamento dei canali distributivi, al continuo miglioramento dei processi di filiale, al sostegno finanziario delle piccole e medie imprese, delle famiglie e dell’economia locale.

L’operazione si è conclusa con successo, ribadendo la fiducia che il pubblico ripone nella Banca da quasi centosettant’anni.
Acquisizione Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli S.p.A

Il 2012 è un anno importante per la Banca: con l’acquisizione del controllo della Cassa di Risparmio di Biella e Vercelli il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti diventa il terzo gruppo bancario piemontese per rilevanza territoriale. L”obiettivo è quello di creare, grazie a una precisa strategia e a un collegato piano industriale, un gruppo bancario solido e competitivo per dare maggiori possibilità’ di futuro al territorio, alle famiglie e alle imprese.

Il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti allarga quindi il suo perimetro per ricomprendere una Banca importante che, come la stessa Banca C.R.Asti, è ben radicata sul suo territorio e vanta solide tradizioni e ottime professionalità. La volontà che guida il progetto è quella di integrare questi due mondi, per affermare in concreto il modello di banca commerciale che pone al centro della sua attenzione il cliente, rafforzando l’essere banca di relazione per presidiare un territorio più vasto, che tocca 3 regioni e che in Piemonte rappresenta una realtà bancaria decisamente rilevante.
Contemporaneamente,  nel 2015,  viene perfezionato l’acquisto della quota di maggioranza di Pitagora S.p.A. raggiungendo, con il 5%  già posseduto, il 70% del capitale sociale. Pitagora è uno dei principali operatori nazionali del mercato nel settore dei prestiti contro cessione del quinto dello stipendio.

L'aumento di capitale del 2013

La Cassa di Risparmio di Asti definisce nel 2013 un’operazione di aumento di capitale, approvata nel corso dell’Assemblea del 27 dicembre 2012, per aumentare la capacità patrimoniale della Banca, così da consentire il progressivo allineamento della dotazione patrimoniale del Gruppo alle previsioni di Basilea 3 in merito alla vigilanza prudenziale e ai coefficienti patrimoniali, che andranno a regime nel 2019.

L’operazione si basa su due pilastri: l’aumento di capitale gratuito e l’aumento di capitale a pagamento. La parte gratuita è la concretizzazione di un valore che già i Soci, in quanto tali, possiedono:ogni 9 azioni possedute il Socio ne riceve una gratuita. Un premio per tutti coloro che hanno creduto nella Banca e che l’hanno supportata nel raggiungere traguardi importanti perché, come in ogni famiglia, i successi si festeggiano insieme. L’aumento di capitale a pagamento è invece aperto a tutti: a chi è già Socio e gode del diritto di opzione e a chi non è ancora Socio e può sottoscrivere le azioni eventualmente inoptate. L’operazione si è conclusa con successo, a conferma della fiducia che il territorio riconosce alla sua Banca di riferimento.

L’aumento di capitale del 2015 e l’acquisizione di Pitagora S.p.A

Il contesto generale è caratterizzato da una profonda crisi economica che perdura fin dal 2008 e fa sentire sempre di più le sue conseguenze in ogni settore. In uno scenario così complesso la Banca mette in atto azioni volte far evolvere i modelli organizzativi e di servizio al fine di migliorarne l’efficienza e potenziarne la capacità competitiva, rimanendo fedele alle scelte strategiche operate nel tempo, con una sempre maggiore attenzione a cogliere tutte le opportunità che il mercato può offrire. Le scelte si dimostrano vincenti e la Banca prosegue la sua crescita con la riorganizzazione della rete commerciale, secondo un modello di servizio che pone il cliente al centro dell’attenzione: l’introduzione di casse automatiche per effettuare le normali operazioni bancarie, anche oltre l’orario di apertura della banca,  consente al cliente maggiore autonomia e l’estensione dell’orario dedicato all’ascolto assicura una consulenza più attenta e personalizzata sulle esigenze del cliente. Il piano di sviluppo include, oltre l’apertura di nuove filiali,  l’assunzione di giovani: tra il 2011 e il 2016, sono 290 le persone che entrano a far parte dell’organico del gruppo bancario. La crisi economica generale, pur con deboli segnali di miglioramento, rende il contesto ancora molto incerto. Il settore bancario, in particolare, viene colpito duramente dall’entrata in vigore delle nuove disposizioni in tema di risanamento e risoluzione delle crisi bancarie che, incidendo sulla fiducia dei risparmiatori, accelera la profonda ristrutturazione di tutto il sistema. Anche al proprio interno si rende necessaria la riorganizzazione e l’efficientamento dei  processi volti all’integrazione di Biver Banca e alla gestione di un gruppo bancario in rapida evoluzione. Banca di Asti prosegue  l’azione di consolidamento e di sviluppo: nell’agosto 2015 lancia un nuovo aumento di capitale sociale a pagamento per circa 200.000.000 euro che si conclude in pochi giorni grazie alla fiducia dimostrata dai piccoli azionisti.
Operazione Biver Banca - Banca Unica
A fine 2019 si è compiuto un altro importante passo nel percorso strategico del Gruppo Cassa di Risparmio di Asti.A novembre 2019 il Consiglio di Amministrazione di Banca di Asti ha dato avvio al processo di Aumento di Capitale per un importo, comprensivo del sovraprezzo, di Euro 124.999.999,20, riservato in sottoscrizione alla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e alla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. L’Aumento di Capitale è stato funzionale alla acquisizione da parte di Banca di Asti delle residue azioni Biver Banca detenute dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli.Il 23 dicembre 2019 è stata perfezionata l’operazione con la quale Banca di Asti ha raggiunto così il 100% del capitale sociale di Biver Banca, mediante il conferimento in natura da parte delle stesse Fondazioni di n. 49.381.884 azioni ordinarie di Biver Banca.Il progetto di Banca Unica rientra in una strategia di crescita dimensionale condotta in coerenza con il radicamento nei bacini tradizionali di attività e con attenzione allo sviluppo della rete commerciale nelle aree del Nord Italia, fermo restando l’interesse a proseguire il sostegno dell’economia locale e la partecipazione a iniziative del territorio finora realizzate da Banca di Asti e da Biver Banca.L’operazione risponde a una strategia di rafforzamento e di potenziamento che mira alla generazione di importanti sinergie di carattere industriale e un’ottimale allocazione del capitale.La maggiore stabilità della governance (che fa capo a tre fondazioni bancarie) e un significativo rafforzamento patrimoniale pongono le basi per realizzare importanti semplificazioni organizzative e operative indispensabili per aumentare l’efficienza e valorizzare il modello di business.

Bibliografia

  • Mario Renosio, “Credito e territorio. La Cassa di Risparmio di Asti dalla nascita alla Grande guerra” in “Dalla carità al credito. Ricchezza e povertà ad Asti dal Medioevo all’Ottocento”, Asti, Editrice Omnia S.r.L., 2005
  • Sandro Doglio, “Un secolo e mezzo con la Cassa di Risparmio”, Daumerie Editrice, 1992

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